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26 novembre 2018Alexander Ginestous

Nasce «Frudistor», l'app che guarda dentro la mela

Oltre 20mila visitatori da 70 Paesi del mondo in Fiera per Interpoma, tutte le novità del Centro Laimburg

L’idromele rivisitato, fra tradizione e modernità. E un’app che permette di riconoscere – ed evitare – i danni nella conservazione delle mele. Non ci poteva essere uno scenario migliore di Interpoma 2018 per la presentazione di due (dei tanti) spunti innovativi del Centro di sperimentazione agraria e forestale Laimburg. Nei padiglioni fieristici di Bolzano, infatti, oltre 20mila visitatori (da 70 Paesi del mondo) hanno affollato dal 15 al 17 novembre gli stand della fiera internazionale dedicata alla mela. Da sempre attivo nella ricerca per garantire la qualità dei prodotti agricoli, il Centro Laimburg è stato protagonista con un doppio stand che comprendeva anche “Interpoma Taste”, un’area dove i visitatori hanno potuto degustare prodotti derivati dalla lavorazione della mela, oltre che vedere dal vivo i risultati di lunghe ricerche svolte. «Interpoma è stata un’importante occasione per esporre i risultati acquisiti agli specialisti del settore, ma anche al grande pubblico, oltre che per sensibilizzare tutti in merito alle tematiche affrontate dalla ricerca», sottolinea il direttore del Laimburg, Michael Oberhuber.

FrudiStor, l’app per riconoscere ed evitare i danni da conservazione

Può spesso succedere che, nonostante il ricorso alle più moderne tecniche, durante la conservazione delle mele insorgano danni di origine fisiologica o parassitaria in grado di provocare grandi perdite di prodotto ed economiche. In questi casi la prevenzione, il precedente riconoscimento del problema e l’immediato intervento sono fondamentali per evitare queste situazioni. Per facilitare questi passaggi, il Centro Laimburg ha sviluppato l’applicazione gratuita «FrudiStor», acronimo che deriva dall’inglese fruit (frutta), disorder (alterazioni) e storage (conservazione). L’app è il risultato del progetto triennale Interreg «Sviluppo di un sistema di individuazione e di contenimento dei danni da conservazione su Pomacee», progetto finanziato nell’ambito del programma di sviluppo regionale Interreg-V “Alpenrhein, Bodensee, Hochrhein”, ed è stata svelata al pubblico proprio nei tre giorni di Fiera.

Ma come funziona l’applicazione? A rispondere ci pensa Angelo Zanella, responsabile dell’Istituto di Agricoltura Montana e Tecnologie Alimentari: «FrudiStor contiene informazioni su oltre 40 danni da conservazione che si rilevano sulla mela, in particolare di origine fisiologica. Con l’applicazione di diversi filtri l’utente potrà individuare ed identificare il danno. L’app fornisce una dettagliata descrizione dei sintomi, delle possibili cause, del contesto fisiologico in cui il danno si è sviluppato e delle strategie di prevenzione. Oltre a ciò è presente anche un esauriente materiale fotografico per ciascun danno che aiuta l’utente nell’identificazione. FrudiStor è dotata di un’interfaccia semplice, facilmente utilizzabile e può essere consultata in ogni momento da dispositivi sia fissi che mobili». Un notevole supporto e aiuto per il riconoscimento di tutti quei danni che maturano soprattutto nelle aree dei magazzini delle cooperative frutticole destinate alla selezione.

La chiave innovativa dell’idromele

Particolare successo durante la Fiera, lo ha ottenuto lo stand «Interpoma Taste» in cui i visitatori hanno potuto assaggiare e degustare bevande prodotte dalle ricerche Laimburg e fornire le proprie impressioni al momento. Oltre a EvaBio, un succo a base di mela e barbabietola al 15%, erano presenti anche diversi assortimenti di Met, chiamato anche più comunemente idromele. Bevanda alcolica fermentata e ottenuta a partire da una miscela di acqua e miele, alla quel possono venir aggiunte spezie e aromi, l’idromele è il fermentato più antico del mondo, ed il Laimburg ha deciso di condurre un’indagine riguardante l’aggiunta di diversi frutti locali all’idromele classico. Una vera e propria rivisitazione in chiave innovativa con lo scopo di valutarne anche l’impatto sul consumatore.

Responsabile della ricerca Deborha Decorti, del Gruppo di lavoro Fermentazione e Distillazione: «La ricerca si è divisa in due fasi. Nella prima è stata studiata la concentrazione migliore di frutti da usare nella produzione, che dalle valutazioni chimiche effettuate risulta essere il 10%. La seconda parte ha visto l’addizione di diversi frutti» ha spiegato Decorti. E le prove di degustazione svolte durante la ricerca hanno parlato chiaro: 61 giudici che hanno provato 5 idromele diversi hanno preferito quelli con aggiunta di lampone e albicocca. Ma il dato sorprendente è un altro: ben oltre il 50% dei giudici si è detto disponibile all’acquisto del prodotto. Una vera e propria alternativa al vino da pasto o aperitivo, simbolo dell’innovazione applicata alla tradizione.