Innovazione

12 novembre 2018Silvia Pagliuca

Teleriscaldamento, la nuova frontiera arriva dal freddo

Tre anni di prove nei laboratori di Eurac: in rete non solo il calore di scarto delle industrie ma anche quello degli impianti di refrigerazione. Al via i test in Germania e Olanda

La nuova frontiera del teleriscaldamento è rappresentata dalle reti a bassa temperatura. Un’innovazione che potrebbe aumentare il ventaglio di fonti utilizzabili per la produzione di calore, con notevoli vantaggi sia a livello ambientale che economico. A fare un decisivo passo avanti in questa direzione sono gli esperti di energie rinnovabili di Eurac Research che in tre anni di simulazioni e test di laboratorio eseguiti nell’Energy Exchange Lab di NOI Techpark, hanno dimostrato come sia possibile realizzare impianti di teleriscaldamento che lavorano a bassa temperatura e che integrano nella rete non solo il calore di scarto delle industrie, ma anche quello proveniente da altre fonti, come gli impianti di refrigerazione dei supermercati o le sale server dei grandi uffici. I benefici prodotti da un simile sistema sono numerosi: la dispersione di calore attraverso i tubi è minore, le attività produttive possono smaltire il calore prodotto senza sostenere costi aggiuntivi e si possono usare anche tubi più economici. «Questi nuovi modelli di teleriscaldamento distribuiscono calore a 10-30 gradi centigradi, molti meno rispetto ai 70-90 gradi di una rete tradizionale. Il calore di scarto disponibile dalle attività produttive distribuite sul territorio urbano, non viene più rilasciato nell’atmosfera e le attività produttive possono risparmiare i costi legati al suo smaltimento, addirittura potrebbero vendere calore alla rete» - chiarisce Roberto Fedrizzi, responsabile del progetto.

Il laboratorio in cui sono stati testati questi impianti di nuova generazione riproduce su piccola scala il funzionamento dell'intera rete di teleriscaldamento e teleraffrescamento - produzione dell'energia termica, distribuzione, utilizzo da parte dell'utente - e permette di studiare le logiche di gestione ottimali della rete e della cessione di calore da sorgenti multiple. Si tratta di un'infrastruttura flessibile in cui si possono ricreare configurazioni di funzionamento diverse, testando hardware e software di controllo. Qui, i ricercatori di Eurac Research mettono a disposizione delle aziende le competenze sviluppate nei network di ricerca internazionali nel settore dei sistemi di riscaldamento e raffrescamento da fonti rinnovabili, sistemi ibridi e strategie di controllo di sistemi complessi, accompagnando le singole realtà nello sviluppo di prodotti innovativi.​​ La soluzione di teleriscaldamento studiata a Bolzano è ora pronta per essere testata in quattro siti reali con diverse caratteristiche, ovvero: un’acciaieria ad Ospitaletto, vicino a Brescia (30 °C), le condotte di scarico delle acque bianche della città di Wüstenrot, in Germania (temperatura media annua di circa 15 gradi), una fabbrica di detergenti ad Heerlen, in Olanda (40 gradi) e un ospedale a Rotterdam (30 gradi). «Certo – ricorda Wolfram Sparber, direttore dell’Istituto per le energie rinnovabili di Eurac Research - è vero che le reti di teleriscaldamento a bassa temperatura non possono sostituire del tutto gli impianti tradizionali, ma li possono completare e integrare. E il modello di business cambia in modo sostanziale: i clienti prendono e danno calore in base alle loro necessità, diventando parte attiva della rete. E per poter replicare le soluzioni studiate, stiamo lavorando anche a modelli di investimento e gestione».

La fase di test nei quattro siti reali, cofinanziata dalla Commissione Europea all’interno del programma Life+, progetto Life4HeatRecovery, prenderà il via nei prossimi mesi. L’intero progetto, coordinato da Eurac Research, sarà sviluppato da un consorzio composto da dieci attori pubblici e privati, che comprendono gestori di rete, consulenti energetici e ricercatori. In Italia Cogeme SpA implementerà le misure sviluppate nella rete di teleriscaldamento di Ospitaletto, mentre Alperia e Linea Group Holding si occuperanno di sviluppare modelli per valutare le possibilità di introdurre questa nuova tecnologia nelle proprie reti.